Cava del Marmo di Dolomia

Il marmo di Zandobbio è un materiale lapideo storico della provincia di Bergamo, ben noto fin dall'antichità. In realtà non si tratta di un marmo in senso stretto, bensì di una dolomia cristallina compatta, detta Dolomia di Zandobbio.

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Descrizione

Il marmo di Zandobbio è un materiale lapideo storico della provincia di Bergamo, ben noto fin dall'antichità. In realtà non si tratta di un marmo in senso stretto, bensì di una dolomia cristallina compatta, con tessitura saccaroide, conosciuta in letteratura con il nome di Dolomia di Zandobbio. Il giacimento di età giurassica (200 Ma circa), potente 160 m circa, affiora nella fascia collinare pedemontana ad est di Bergamo, in bassa Val Cavallina, nei comuni di Trescore Balneario e Zandobbio.

In prima istanza si tratta di un materiale lapideo ad uso ornamentale, come testimoniano i numerosi manufatti artistici (are, epigrafi e lapidi) provenienti da diversi scavi archeologici eseguiti in Città Alta e in altre località limitrofe alle zone di estrazione. In marmo di Zandobbio sono i grandi conci impiegati nelle murature di alcune chiese romaniche, come la parrocchia di San Giorgio in campis a Zandobbio, risalente al sec. X-XI, ma soprattutto alcuni monumenti simbolo di Bergamo, come Porta San Giacomo, Palazzo Nuovo (oggi sede della Biblioteca Angelo Mai) e Fontana Contarini.

Bianca o rosa, la Dolomia è chiamata anche marmo di Zandobbio ed è il cuore di un’antica attività di famiglia avviata nel 1929 dai Sottocornola: in quasi un secolo di estrazione, questa pietra è diventata nota per il suo pregio ornamentale; un valore estetico che già dal XII secolo l’ha resa protagonista di interventi artistici in luoghi sacri e palazzi storici.
Dalle chiese agli edifici del cuore monumentale di Città Alta a Bergamo, al Monumento alla Vittoria di Bolzano, agli Uffici delle Nazioni Unite a Ginevra, al Capitolio de L’Avana a Cuba il Marmo di Zandobbio è tra le pietre ornamentali che rivestono la Storia: dalla piccola Val Cavallina al resto del mondo.

Il marmo di Zandobbio costituisce un elemento architettonico caratteristico nel contesto edilizio bergamasco, come dimostrano le numerosissime opere degne di interesse, appartenenti a diverse epoche storiche, presenti sia a Bergamo che in altre località limitrofe alle aree di estrazione. Da ciò deriva la sua importanza per gli interventi di restauro architettonico.

 Tra queste:

  • la colonna di Sant’Alessandro in Colonna (IV sec.) in Città Bassa e la colonna di San Lorenzo in Città Alta (755 d.C.);
  • la chiesetta romanica di San Giorgio in campis a Zandobbio del X-XI sec;
  • i capitelli e le lapidi rinvenute nella Rotonda di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo;
  • i gradini e le pavimentazioni a quadri del protiro settentrionale e il basamento dei due leoni stilofori del protiro sud della Basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta (1353);
  • le Fontane di San Pancrazio (1549) in via Gombito, del Delfino (1740) in via Pignolo, di Sant’Agostino (XVI sec.) e del Contarini (1781) in piazza Vecchia;
  • il Palazzo del Credito Bergamasco con l’antistante fontana (“bomboniera”) opera di Leone Lodi (1935), il porticato del Palazzo della Banca Popolare di Bergamo, l’orologio, la nicchia e il finestrone della Torre ai Caduti, vari elementi decorativi del Sentierone, del Palazzo delle Poste e delle Assicurazioni;
  • le Porte di Prato in via XX Settembre in città Bassa.

Modalità di accesso:

Preferibile accesso su prenotazione, tramite automezzo e per tratte tramite zone ciclopedonali.

Indirizzo

Contatti

  • Telefono: 035 4256911

Pagina aggiornata il 10/05/2024